Design Open’ Spaces:

un modello operativo basato sul design, nato nel 2019 durante la Design Week

DOS, per più di un decennio e a partire dai primi anni ‘80, è stato il sistema che consentiva ai personal computer di funzionare; senza DOS, l’avvio non era semplicemente possibile. Da questa metafora, nel 2019, nasce DOS – Design Open’ Spaces, un modello operativo che si basa sul design, attraverso il quale portare innovazione nei territori, partendo dalla città di Milano, aprendo letteralmente spazi del Comune di Milano, creando nuovi sguardi sull’innovazione e sullo spazio urbano. L’occasione è stata quella della Design Week, momento centrale per il mondo del progetto nel capoluogo lombardo, per testare un modello esportabile in ogni città del mondo: un approccio nuovo ed inedito nella creazione e nella fruizione di contenuti. 

Attraverso tale approccio DOS porta il mondo del design a dialogare con lo spazio urbano riqualificando aree e immobili in disuso. Nel 2020 il progetto DOS si propone di superare i confini tradizionali e di amplificare l’esperienza fisica attraverso l’impiego di nuove tecnologie, anche in risposta alla situazione sanitaria in corso. L’ambiente reale è l’involucro, il supporto per un contenuto digitale che cambia sempre: lo spazio virtuale diventa un nuovo territorio popolato di contenuti che regalano agli utenti esperienze di fruizione aumentate e amplificate, oltre a quelle tradizionali negli spazi fisici. Per rendere altamente visibile e raggiungibile il progetto, sono state realizzate diverse tipologie di attivazione di esso attraverso linguaggi multiformi

I visitatori trovano pixel attivatori in giro per la città con una comunicazione integrata che invita ad inquadrarli. Una volta attivati i contenuti attraverso i marker, a seconda della loro natura, gli utenti visualizzano i filtri all’interno della piattaforma INSTAGRAM, accedendo alle esperienze specifiche dei brand sia online/social che offline in location. La capillarità e la natura dei marker e degli spazi esperienziali è proporzionale alla tipologia di adesioni e di progetti che gli attori decidono di sviluppare. Dall’unione dell’approccio del 2019 (reale) e 2020 (virtuale) nasce l’idea della Pixel City: una città virtuale capace di calarsi su qualsiasi città reale, andando a caratterizzarne le aree attraverso i contenuti che propone e mette in atto.